Descrizione
C’è un odore che attraversa la Gallura quando il sughero viene lavorato nelle caldaie: acre, antico, indimenticabile. È l’odore della fatica e della trasformazione, della corteccia che diventa memoria. Tredici racconti che seguono la Via Pulchritudinis per sentieri impervi: non quella bellezza consolatoria che accarezza, ma quella che ferisce e risveglia. Storie che emergono come frammenti archeologici, dove il Bello si nasconde nelle pieghe del dolore, nelle crepe dell’inganno collettivo, nella dignità ostinata di chi resiste. Tra queste pagine si muovono creature in cerca di libertà – una pecora che oltrepassa i confini, settecento terranovesi contro il feudatario, una comunità intera che sceglie l’oblio quando la verità scotta troppo. La Gallura non è sfondo ma sostanza: custode di memorie più profonde delle sue querce scuoiate, testimone di guaritori e ciarlatani che danzano lo stesso valzer dell’illusione. Contro la via larga della banalità e dell’oblio imposto, questi racconti scelgono la strada stretta del tramandare come atto sovversivo. Perché ricordare, quando il tempo vorrebbe riscrivere il passato, è già una forma di bellezza. Quella vera, che non consola, ma inquieta.
“Non so bene cosa valga la pena salvare, ma intanto ho cominciato da qui.”






